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Giovani nella Pubblica Amministrazione: perché la nuova PA è una sfida strategica
Nel suo blog, Antonio Naddeo, racconta come la Pubblica Amministrazione stia cambiando prospettiva grazie ai giovani. Non è più vista solo come un ambiente statico e burocratico, ma come un sistema complesso e dinamico in cui è possibile crescere, spostarsi tra ruoli e acquisire competenze diverse. Attraverso le esperienze di giovani funzionari, emerge una PA più moderna, in cui il lavoro ha un forte impatto sociale e contribuisce concretamente ai servizi pubblici. Restano però alcune sfide, come il forte gap generazionale e la necessità di valorizzare meglio le competenze e la visione strategica dei giovani. Per il futuro, si propone una PA più integrata, con reti di collaborazione tra enti e percorsi di carriera strutturati sul modello dei graduate program.
Questo articolo fa parte di “Il mercoledì dei giovani PA”, la serie che ho ideato per lasciare la parola ai giovani che lavorano nella Pubblica Amministrazione. Siamo abituati a sentire noi, i più anziani, parlare di loro: ho pensato che fosse il momento di ascoltare direttamente la loro voce. E devo dire che sto scoprendo un mondo fantastico. Nell’immaginario collettivo italiano, la Pubblica Amministrazione è rimasta cristallizzata nella maschera di Checco Zalone: un ufficio grigio, un timbro stanco, l’ossessione per un’immobilità garantita fino alla pensione. Ma se guardiamo oltre la satira, scopriamo che la “macchina Stato” sta diventando il terreno di una delle più complesse sfide manageriali del Paese. Cosa spinge, oggi, una giovane che ha lavorato nelle startup di Londra o un giovane laureato in Relazioni Internazionali a scommettere sul settore pubblico? Lo raccontano Silvia Fiorenza Priora, 34 anni, e Diego Donati, 24 anni. La loro non è una storia di ripiego, ma una scelta di impatto in quella che, a conti fatti, è la più grande e articolata “azienda” d’Italia.
1. Giovani PA e mobilità: perché la Pubblica Amministrazione non è una gabbia
Esiste un pregiudizio radicato secondo cui entrare nella PA significhi fermarsi in un binario morto. La realtà descritta da Silvia e Diego suggerisce l’esatto opposto: un ecosistema dinamico dove lo spostamento è sinonimo di crescita. Silvia ha cambiato amministrazione tre volte, passando da enti più piccoli a realtà complesse per affinare le proprie competenze. Diego, a soli 24 anni, è già al suo secondo incarico, essendosi spostato dalle politiche sociali del Comune di Foligno all’area finanziaria di quello di Bevagna. In questo nuovo scenario, la PA permette di “spostarsi per imparare”, trasformando l’impiego pubblico in un percorso di carriera fluido. “Molti dicono l’amministrazione è un po’ una gabbia, ma uno se vuole cambiare cambia.” — Silvia Fiorenza Priora
Approfondisci qui l’articolo completo
Fonte: Blog Antonio Naddeo
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