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PA e sindacati disattenti sul personale che invecchia
L’invecchiamento della forza lavoro nella Pubblica Amministrazione pone una sfida sempre più urgente: tra il 2028 e il 2030 andrà in pensione circa il 30% degli attuali dipendenti pubblici. L’analisi evidenzia la necessità di rafforzare politiche di age management, favorire il trasferimento di competenze tra generazioni e trasformare il ricambio demografico in un’opportunità di innovazione e rinnovamento organizzativo.
L'analisi Pa e sindacati disattenti sul personale che invecchia di Antonio Naddeo. Negli ultimi anni la demografia è al centro del dibattito pubblico, e anche nella Pa sta assumendo un ruolo sempre più rilevante. I dati del Conto annuale evidenziano una trasformazione strutturale che richiede risposte immediate: fra 2028 e 2030 circa il 30% degli attuali dipendenti pubblici lascerà il servizio, portando con sé un patrimonio di conoscenze tacite e competenze che nessuna procedura potrà mai sostituire. L'evoluzione demografica della Pa racconta una storia inequivocabile: in vent'anni, la fascia d'età predominante è passata dai 45-49 anni (2002) ai 50-54 (2012), fino ai 55-59 anni (2022), con un incremento dell'età media di sei anni. Non un fenomeno congiunturale, ma una tendenza strutturale che impone un cambio di paradigma nella gestione delle risorse umane. La distribuzione per età, che fino al 2012 seguiva una forma "a rombo", si sta trasformando in una piramide rovesciata, con le fasce più anziane sempre più popolate e quelle giovani drammaticamente sottorappresentate. Il contratto del gennaio 2025 delle Funzioni centrali, e quello recente della sanità, rappresentano un passo avanti significativo.
Il sole 24 ore, "PA e sindacati disattenti sul personale che invecchia", di Antonio Naddeo – articolo pubblicato su stampa cartacea.
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