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Statali, settimana lavorativa di quattro giorni per rendere la Pa attrattiva ai giovani
Il tavolo contrattuale sul pubblico impiego registra una proposta interessante da parte di Naddeo: incentivare smart working e welfare per i neoassunti, per contrastare la scarsa attrattività della PA, soprattutto al Nord dove il costo della vita alimenta rinunce ai concorsi e richieste di trasferimento. Le funzioni locali hanno perso oltre 60mila dipendenti in pochi anni, un segnale difficile da ignorare. La proposta viene accolta ma considerata insufficiente: l'idea più efficace sarebbe la settimana lavorativa di quattro giorni a parità di retribuzione. A sostegno, l'esempio di Intesa Sanpaolo, che ha offerto questa opzione ai suoi 74mila dipendenti non per filantropia ma per efficienza. Se i migliori imprenditori privati scelgono questa strada, la PA farebbe bene a ispirarsi a loro.
In una discussione che non ha ancora registrato grandi idee innovative provenienti dalla controparte, nell’ultima riunione del tavolo contrattuale sul pubblico impiego abbiamo avuto la piacevole sorpresa di una proposta interessante avanzata dal presidente dell’Aran, Antonio Naddeo. Dopo aver messo sul tappeto l’importante novità della “rivalutazione dei tabellari” da cui risulta un residuo medio di 31 euro al mese per 13 mensilità, che se aggiunto agli aumenti tabellari previsti potrebbe portare a un incremento salariale per le funzioni centrali che andrebbe da un minimo di 141 fino al massimo di 224 euro per le figure di elevata professionalità, Naddeo ha lanciato la proposta di studiare “strumenti volti a favorire l’inserimento del personale neoassunto quali, ad esempio, politiche di welfare e di accesso al lavoro a distanza”, strumenti da definire meglio in sede di contrattazione integrativa.
Il presidente dell’Aran, e per onestà dobbiamo dire che non è neanche la prima volta che ne parla, sembra aver compreso bene che il posto pubblico non attrae più come una volta. Ora come ora i privati pagano meglio, danno maggiore prospettiva di crescita individuale, offrono soluzioni di welfare aziendale non comparabili e spesso anche maggiore flessibilità negli orari e nell’organizzazione del lavoro. Del resto, anche nel recente atto d’indirizzo per il rinnovo del contratto del Comparto delle funzioni locali, la stessa Aran aveva sottolineato la scarsa attrattività del posto pubblico, soprattutto per le giovani generazioni, mentre al contempo si assiste a una “progressiva riduzione del personale appartenente al comparto delle Funzioni locali, passato dalle 467.397 unità censite in occasione del rinnovo 2016-2018, alle 429.754 unità censite in occasione del rinnovo 2019-2021, alle attuali 403.633 unità. Oltre 10.000 unità di personale perse ogni anno”.
E tutto ciò vale soprattutto per le regioni del Nord, dove, come ho recentemente ricordato, c’è la maggiore concentrazione di posti pubblici (42,8%), contro il 23,9% del Centro e il 33,2% del Sud.
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Fonte: PA Magazine
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