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Zangrillo: «La nostra PA: merito, giovani e competenze per costruire l’amministrazione del futuro»
La Pubblica Amministrazione italiana sta vivendo una fase di profonda trasformazione, tra digitalizzazione, semplificazione, rinnovamento contrattuale e ricambio generazionale. Il ministro Paolo Zangrillo evidenzia i risultati già raggiunti, come la riduzione dei tempi dei concorsi e l’aumento delle assunzioni, insieme alla centralità del PNRR nel modernizzare processi e competenze. Al centro del cambiamento restano formazione, valorizzazione del merito, nuove tecnologie e intelligenza artificiale, con l’obiettivo di rendere la PA più efficiente, attrattiva e vicina a cittadini e imprese.
La Pubblica amministrazione italiana sta attraversando una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. Dalla stagione dei rinnovi contrattuali alla semplificazione amministrativa, dal ricambio generazionale all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, il Governo punta a costruire una macchina pubblica più attrattiva, più efficiente e più vicina a cittadini e imprese. Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, ripercorre i risultati raggiunti e le sfide che attendono il settore nei prossimi anni.
Ministro, per la prima volta un contratto delle Funzioni centrali viene firmato nel triennio di competenza. Qual è la portata di questo risultato?
«È un risultato che conferma l’attenzione del Governo verso i dipendenti pubblici. Per anni i rinnovi contrattuali sono arrivati in ritardo o non sono arrivati affatto. Noi abbiamo scelto di garantire continuità e tempi certi, perché una Pubblica amministrazione attrattiva passa anche dalla valorizzazione delle persone. Partendo dallo stanziamento di 30 miliardi, dopo aver chiuso il rinnovo 2019-2021 ereditato dai governi precedenti, abbiamo proseguito con la tornata 2022-2024 e avviato tempestivamente quella successiva del triennio 2025-2027 nel primo anno di competenza, un fatto senza precedenti. Ad oggi abbiamo già ottenuto la firma dei rinnovi per i comparti Istruzione e Ricerca e martedì quelli delle Funzioni Centrali».
Lei ha spesso parlato della necessità di rendere la PA un luogo attrattivo per i giovani. Secondo lei ci state riuscendo?
«Uno dei problemi che ho trovato nel 2022 riguardava i tempi dei concorsi. La durata media era superiore ai due anni. Era impensabile essere competitivi sul mercato del lavoro con procedure così lunghe e farraginose. Abbiamo digitalizzato i processi, creato il portale InPA, unica porta di accesso ai concorsi pubblici, con il risultato di ridurre i tempi medi di attesa a quattro-cinque mesi. Questo ci ha consentito di assumere, tra il 2023 e il 2025, circa 641mila persone. Per la prima volta dopo quindici anni, la curva dei dipendenti pubblici torna a salire e più della metà dei nuovi assunti ha meno di quarant’anni. L’età media dei dipendenti pubblici nel 2021 era arrivata a 52 anni a causa del blocco del turnover; oggi siamo scesi a 48. È un dato importante perché dimostra che i giovani hanno ricominciato a guardare alla Pubblica amministrazione come a una concreta opportunità professionale».
Che cosa cercano oggi i giovani che entrano nella Pa?
«Non cercano il posto fisso. Ai giovani di oggi il posto fisso interessa molto meno di quanto si pensi. Cercano organizzazioni che investano su di loro, che offrano opportunità di crescita, formazione, responsabilità e valorizzazione del merito. Vogliono essere valutati per quello che sanno fare e per i risultati che raggiungono. In questi anni abbiamo lavorato proprio per costruire una Pubblica amministrazione capace di rispondere a queste aspettative. Oggi la PA può competere con il settore privato nell’attrarre talenti e i giovani che sono entrati e stanno contribuendo in maniera significativa a cambiarne il volto».
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Fonte: Thewatcherpost
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