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Zangrillo: "È caduto il mito del posto fisso per attirare i migliori la PA deve fare di più"
Zangrillo fa il punto su più fronti in un'intervista a tutto campo. Sul reclutamento, i numeri parlano da soli: 22mila concorsi banditi nel 2024, 340mila posizioni, 1,3 milioni di candidature e tempi scesi a 4-5 mesi. Novità anche sull'orientamento: l'avatar Camilla, basato sull'AI, aiuta i candidati a trovare il concorso più adatto al proprio profilo, e la selezione ora chiede ai candidati di indicare il luogo in cui intendono lavorare, per ridurre le rinunce. Sulla semplificazione, 230 procedure già approvate su 600 da completare entro giugno 2026, con una consultazione pubblica "Facciamo semplice l'Italia" aperta fino a settembre per raccogliere proposte da cittadini e imprese.
Un avatar di nome Camilla per trovare nel giro di pochi minuti il concorso giusto tra gli oltre 20 mila banditi ogni anno dalla Pa. Procedure concorsuali digitalizzate, risultati nel giro di 4-5 mesi e 40 ore di formazione annue a dipendente «perché la Pubblica Amministrazione ha un grande concorrente che è il privato, e se ci presentiamo come un'organizzazione lenta la nostra attrattività si riduce», spiega il ministro della Pa Paolo Zangrillo.
A proposito di attrattività, nel 2023 avete lanciato una campagna per promuovere il posto pubblico. Ha funzionato?
«La percezione della Pa è cambiata: dobbiamo affrontare nei prossimi anni un turnover alto, entro il 2032 andranno in pensione un milione di dipendenti. E quindi il posto pubblico non può limitarsi a offrire uno stipendio fisso, ma anche un'esperienza professionale che permetta di valorizzarsi sul mercato, a partire dalla formazione. Quando sono arrivato io la media era di 6 ore l'anno. Ho appena emanato una direttiva che prevede che a regime si arrivi ad almeno 40 ore l'anno, focalizzate sulla transizione amministrativa, ecologica e digitale, e sulle soft skills, perché le capacità tecniche non bastano».
Solo formazione online, con Syllabus?
«No, abbiamo aperto anche cinque poli formativi territoriali in Piemonte, Lombardia, Abruzzo, Puglia e Calabria».
Tra le note dolenti del lavoro pubblico però ci sono anche gli stipendi. Che spesso rimangono fermi anche per i ritardi nei rinnovi contrattuali.
«Sono profondamente addolorato e dispiaciuto che sia saltato il rinnovo per il comparto sanità. Era previsto un aumento medio di 172 euro, ma soprattutto finalmente c'erano una serie di misure per rispondere alle esigenze del comparto e valorizzarlo, dall'indennità di pronto soccorso di 240 euro mensili, che sarebbero passati a 300 nel 2025 e 366 nel 2026, al patrocinio gratuito nei casi di aggressione al personale sanitario».
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Fonte: Dipartimento della Funzione Pubblica
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